Lei portava un vestito di fiori

Fabio Gratton


Settembre 1995

Lavoravo a Los Angeles quando all'improvviso ho realizzato che avevo guadagnato abbastanza da lasciare il lavoro e intraprendere un viaggio. Chiamatelo destino, o come volete, ma qualche forza dentro di me mi disse che era ora di andare a casa. Cosi, lasciai il lavoro, acquistai un biglietto e volai in Illinois. Il mio goal era semplice, quello di stare con te, Pia.

Durante i 15 giorni della mia visita, ho fra i più vividi ricordi di te. Forse perché sono gli ultimi giorni che ti ho visto, ma penso che é più di questo. Durante quei 15 giorni ho goduto la tua bellezza. Le cose che tu facesti e dicesti confermavano quello che avevo sempre pensato, che avevo la mamma più speciale del mondo, e anche se il tempo sbiadisce tutti i ricordi, questo rimarrà sempre così reale e vero come il sole.

Valentina

Mi ricordo quando ti sedevi con Valentina, sera dopo sera, ripetendo le tabelline delle moltiplicazioni per insegnarle la matematica. Ogni volte che sbagliava, pazientemente incominciavi daccapo. Ero colpito dalla tua determinazione e di come ti dedicavi a Valentina in quei giorni. Dopo che avevi tanto cercato la felicità in tutto il mondo, ho visto nei tuoi occhi che tu avevi trovato l'oro. Era la. Era sempre stato accanto a te. Era la tua famiglia. Eravamo tutti noi.

Il mio scrivere

Mi ricordo in quelle due settimane che ogni giorno stavo a casa a scrivere. La sera, quando tornavi dal lavoro, la prima cosa che facevi era quella di venire nella mia stanza, ti sedevi nel letto dietro la mia sedia, e mi chiedevi come mi era andata la giornata. Quando ti dicevo come era difficile lo scrivere, tu mi dicevi di non preoccuparmi, che tutto sarebbe andato bene. Questo era il tuo motto da anni. Ma quando mi dicevi quelle parole in quei giorni, mi suonavano diverse. I tuoi occhi stanchi mi guardavano con amore e con una preoccupazione che non avevo visto prima, come se volessi passarmi un segreto, ma che no lo potevi dire con le parole. Ora so cose cercavi di dirmi, ma mi manca la tua voce. Pia, tutto andrà bene. Ma ci vorrà un po' per me per accettare le tua visione.

Mi ricordo che un giorno ci siamo incontrati per pranzo al Campus, e dopo pranzo, mi chiedesti che cosa avrei fatto. Ti dissi che sarei andato a casa a scrivere. Era un bellissimo giorno di autunno, e ti mi suggeristi di stare all'aperto a scrivere. Cosi camminammo indietro al tuo ufficio e mi sedetti sulla panca di pietra sotto la tua finestra. Spesi due ore scrivendo su quella panca, circondato da un oceano di foglie d'autunno, che giravano attorno a me seguendo il vento. Mi ricordo che tutto il tempo lo passai a pensare che mi guardavi dalla finestra, e mi ricordo di aver pensato, lei ci tiene a me, ed é un pensiero che mi accompagna ogni giorno quando sto da solo a scrivere in questa stanza. Le tue parole mi ispirano, ma perdonami se mi sento debole quando penso a te. Lo so che col tempo, la forza che tu mi hai dato ritornerà a brillare.

Papà

Mi ricordo che era l'ultimo sabato della mia visita, papà era fuori città e noi decidemmo di visitare ogni casa in cui eravamo vissuti in America. Ogni posto che visitammo portava una collezione di meravigliosi ricordi. Mi ricordo quando ti sei messa a ridere quando vedemmo quei pini nani che crescevano di fronte alla nostra casa di Crescent Drive. Papà aveva piantato quelle piante, forse pensando che sarebbero diventati alberi giganti, ma dopo quindici anni, erano ancora dei piccoli arbusti. Gliel'avevo detto io! ridevi indicando quelle piante in miniatura. I tuoi occhi si accesero in un sorriso. Mi manca il modo con cui tu e papà discutevate su chi aveva ragione o torto sulle cose più banali.

Mentre ritornavamo a casa, mi ricordo che ti dissi un segreto. Quando ero piccolo, mi ero fatto un taglio ad una gamba con un vetro che era dentro un immondezzaio nel quale io pensavo di trovare tesori buttati via. Allora non ti avevo detto quello che era successo per paura che ti arrabbiassi. Invece ti dissi che qualcuno aveva tolto un finestra dalla casa e l'aveva lasciata sul marciapiede per lavarla, e io ci avevo camminato sopra, mentre guardavo un aeroplano che volava nel cielo. Quindici anni dopo, mentre tornavamo a casa, decisi che era arrivato il tempo di dirti finalmente la verità. Devresti vedere il suo sguardo! Era quel tuo sguardo che ho sempre conosciuto ed amato. Uno sguardo tra l'arrabbiato e il sorpreso che finiva in un sorriso- quel sorriso che sempre nascondevi dietro ogni arrabbiatura. Quando penso a tutte le cose che ho fatto per farti arrabbiare, mi ricordo che una volta mi dicesti: qualunque cosa farai, ti vorrò sempre bene, perché sei mio figlio. Anche se mai te l'ho detto, spero che tu sapevi che io sentivo la stessa cosa per te.

Ciao

Il quindici di ottobre lasciai l'Illinois per ritornare a Los Angeles. All'aeroporto di Chicago mi desti un grande abbraccio e mi dicesti: ci vediamo alle Hawaii. Quella é l'ultima volta che ti vidi. Ed avevi ragione, ora ti vedo quando vado alle Hawaii, dove le tue ceneri sono sparse nell'oceano. E sono sicuro che sei nel più bel palazzo di corallo che ci sia, ma anche se così non fosse, sono sicuro che diresti a Dio di portartici.

Mi ricordo quando tuo padre morì, mi dicesti che Valentina volle mettersi un vestito di fiori al funerale. Tu mi dicesti che quando la tua ora sarà arrivata, tu non avresti voluto che nessuno si vestisse di nero e piangesse al tuo funerale. Tu dicesti che doveva essere una festa con musica e danze, perché era così che tu avevi vissuto, ed é così che vuoi essere ricordata.

Pia, non e' facile per me ridere o celebrare quando penso alla tua morte. Mi manchi, ed ancora voglio che tu sia la mia mamma. Per ora devo lasciare che le lagrime cadano. Ma voglio che tu capisca che io piango solo perché ti voglio tanto bene.


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